Come un sapone da barba


La civiltà che sarà, se sarà, sarà come un sapone da barba. (Mi si scusi la metafora al maschile, credo comprensibile anche a chi non deve fare i conti quotidianamente con l’ostinato crescere del pelame sulla faccia).

Si può decidere di rimuovere l’inconveniente, ovvero di esserne sopraffatti, accettando più o meno di buon grado la presenza strutturata della barba, facendola crescere volontariamente. Certo, ci si può convincere e soprattutto si può convincere gli altri che la barba sia un gradevole ornamento; si può fare riferimento al gusto dei tempi come al richiamo della storia, che è piena di autorevoli uomini barbuti, orgogliosi, anzi rinforzati nella padronanza di sé dal loro peloso accessorio.

Per quanto mi riguarda, a più riprese ho cercato di conquistarmi l’accettazione familiare dell’esonero dalla piccola schiavitù del mattino, ma senza risultati tranne che per qualche rara, non risolutiva, esigenza di scena.

Oppure, si può rimanere nella dimensione della doverosità del taglio e a questo punto ci si squaderna di fronte tutta la varietà delle tecnologie disponibili: rasoi elettrici, rasoi a mano, lamette, pennelli, creme emollienti, preparatorie, riparatorie e, soprattutto, schiume o saponi.

Tutto il caravanserraglio della pubblicità massmediatica è indirizzato a promuovere l’uso della schiuma da barba: semplice da usare, soffice al tatto, profumata, vaporosa. L’immagine di marketing che viene comunicata ruota intorno ad uomo che si piace e che sa di piacere agli altri, efficiente, affidabile, sicuro di sé fin dal primo mattino, all’inizio di una giornata tutta da conquistare.

Purtroppo, la preferenza per la schiuma da barba è incomprensibile ai fini propri del suo utilizzo. Non ci si rade meglio, si mette a repentaglio la fascia di ozono stratosferico (anche se una volta scoperta la correlazione, dopo qualche tentativo di resistenza, i produttori si sono messi a utilizzare gas alternativi ai clorofluorocarburi) e soprattutto si sostengono costi spropositati. Il sapone da barba, invece, serve ugualmente (se non meglio) allo stesso scopo, non ha effetti collaterali di nessun tipo, costa molto meno e dura infinitamente di più di qualunque schiuma che si trovi sul mercato. Forse per questo non compare tra i prodotti interessanti per i pubblicitari; con il sapone da barba si vende soltanto un prodotto utile a tagliarsi i peli in eccesso, un bisogno e non certo un sogno.

La civiltà che sarà, se sarà, sarà più attenta all’ambiente e all’uso delle risorse, più parsimoniosa, più concentrata sull’essere che sull’apparire, più concreta, più responsabile, più selettiva nel riconoscere un valore intrinseco piuttosto che un valore effimero.

Oppure non sarà.

A gennaio del 2010 ho comprato su una bancarella una scatoletta di sapone da barba che ad aprile del 2011 non ho ancora finito, anche se mattina dopo mattina si allarga sempre più il vuoto sul fondo del contenitore. E’ anche questa una piccola lezione che la bomboletta di schiuma non sa dare: il senso visivo del tempo che passa, la prospettiva concreta, magari solo stimata, del futuro di fronte a noi, la preparazione di quello stesso futuro al posto del buio totale, racchiuso dentro a quella dannata bomboletta che immancabilmente finisce lasciandoti la rasatura a metà.

Viva quindi il sapone da barba, in barba al paese dei balocchi, compreso quello che usa il mio figaro dal quale un paio di volte all’anno mi prendo il gusto di andare (barba e capelli!), per rinsaldare il sentimento che ci sia qualcuno che si prenda cura di me, perfino delle mie guance glabre.

Da biarritz@facebook

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